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La Rosa Bianca

rosafrusci

ALESSANDRO

Improvvisamente aveva capito. Improvvisamente la verità si era spalancata davanti ai suoi occhi:

lei non lo aveva mai amato, era così. Alla mente tornavano frasi dette e registrate, incancellabili, che ora assumevano un significato illuminante.

Aveva gettato addosso a lui tutte le responsabilità della fine del loro rapporto, aveva esercitato la sua incredibile capacità di torturare fino alla fine. La sua crudeltà così naturale si estrinsecava magistralmente nell’attuazione di questo piano perverso.

In realtà aveva già deciso tutto. Quel loro ultimo incontro era servito solo alla perfetta realizzazione della sua vendetta, per quel  possesso non riuscito e la sua conseguente frustrazione.

Era stato un atto umiliante. Lo aveva intuito all’inizio, ma non voleva crederci. Si era illuso che le cose potesse avere un corso costruttivo e non distruttivo. Gli aveva chiesto solo quel po’ di tempo necessario a sistemare le cose. Ma lei non voleva aspettare, ed ora capiva perché: non era la passione e la gelosia che pungolavano la sua impazienza, era questo piano preordinato. Distruggere la sua vita. Gettarlo nello sconforto di essere stato l’artefice di quella fine a causa della sua incapacità a decidere. Rompere i suoi equilibri interiori. Renderlo fragile e inerte. Sminuire la sua capacità di vita. Avere scoperto questo gioco gli dava un senso di liberazione. Non attutiva il dolore però, quello no. Quello rimaneva vigile e costante. Impietoso, come colui che lo aveva fatto scaturire.

Respirava a fatica. Avrebbe voluto vomitare la sua rabbia, avrebbe voluto estirpare dalle vene quel dolore che circolava nel suo sangue come un mefitico veleno e riduceva le sue giornate a grumi di pensieri. Si guardò allo specchio, passò la mano tra i capelli e si soffermò a guardare i suoi occhi: da quanto tempo non li vedeva più sorridere! Quel velo di tristezza li appannava, rendeva quasi grigio il loro azzurro e li guardava spegnersi mentre fissavano un punto inesistente, un vuoto d’anima.

Riecheggiavano nella memoria le parole lette di recente nell’ultimo libro di Dearheld :” il motivo profondo del taedium vitae che affligge l’uomo sta nella comprensione dell’abisso che si spalanca ai suoi occhi e il desiderio e l’impossibilità del suo soddisfacimento: l’oggetto amato sembra irraggiungibile con le proprie forze così si crea quello stato di “tristizia salutifera”, quella tristezza del cuore, che continuamente insegue ciò di cui ha sete e che, finchè  permane nel suo stato di privazione non potrà che cercarlo disperatamente.”

Doveva uscire da questo stato di tristizia salutifera, ne valeva della sua vita, della sua sanità mentale…..

(immagine su gentile concessione di 1fruscio)

http://www.unfruscio.com/?paged=3

~ di Margot on 3 Agosto 2010. Tagged: , , , ,

15 Risposte to “La Rosa Bianca”

  1. Anche a me le rose piacciono tutte. di solito a periodi .. mi circondo a volte di rose rosa confetto, in boccio. Oppure quelle arancioni, le tengo bene in vista: mi servono nei periodi in cui sono a terra.. mi danno carica

    le rose rosse invece mi fanno sempre svenire.. pensa che mio marito il giorno delle nozze me ne ha fatte pervenire una dozzina a gambo lungo.. quando sono arrivate, il fotografo (un amico ultradecennale) era felice e mi ha fatto posare lì davanti. Le guardavo annusandole ma con sguardo assente :)
    Poi le ho messe a gambo in giù e le ho conservate. Ne ho fatto un bouquet che ha resistito alcuni anni :)

    Ma, in assoluto quelle bianche mi trasmettono un candore (per nulla gelido) che rimane inalterato e rigenerante.

  2. Buongiorno Margot, come ho scritto anche da me, per la distorsione aspetto e spero…
    grazie per l’interessamento…

  3. abbiamo questa imprevediile analogia… dei fiori bianchi intendo

    le rose a me piacciono tutte, di ogni colore.. la rosa bianca ha una valenza molto speciale e personale per me
    buonanotte Letizia

  4. ahaha.. lo so che ti incuriosiva, ma le rose rosse mi danno un’emozione troppo intensa che associo a diversi episodi della mia infanzia.. (sinceramente sono dei fiori che di solito evito, come le orchidee)

    Mi sono quasi sempre vergognata della mia predilezione dei fiori bianchi .. mi piacciono tutti a dire il vero, specialmente le rose bianche.. che sono da sempre quelle che amo di più.

    Pensa che la mia prima poesia l’ho scritta a cinque anni (ero già sui banchi di scuola) e l’ho dedicata al giglio bianco .. quello di Sant’Antonio.
    ciao

  5. immaginavo che lo spunto della tua interpretazione venisse da quello stralcio che hai evidenziato Letizia, decontestualizzato potrebbe anche essere interpretato come tu hai fatto…. sono la prima ad affermare che l’arte è al contempo un bene comune, appartiene sia all’artista che al fruitore che ne beneficia con ciascuno dei sensi (mi pare che su vari post ho sviscerato questo argomento), però, e questo tu non puoi saperlo ovviamente, questo è soltanto un capitolo del romanzo
    buona serata

    ah… perche svieni alla vista delle rose rosse?

  6. un’altra cosa.. le mie rose preferite sono quelle bianche da sempre.. ne ho fatto il mio avatar da molti mesi

    (quelle rosse invece no, potrei svenire guardandone una.. e non scherzo :) )

  7. questo lo hai scritto tu:

    “Aveva gettato addosso a lui tutte le responsabilità della fine del loro rapporto, aveva esercitato la sua incredibile capacità di torturare fino alla fine. La sua crudeltà così naturale si estrinsecava magistralmente nell’attuazione di questo piano perverso.”

    si può leggere in vari modi.
    Lei che si rende bianca (pura) ma in realtà si nutre della crudeltà verso di lui.
    Lui che soffre avvolto dalle passioni.

    L’algore della rosa bianca può essere inteso in vari modi.
    Mi spiace che non ti piaccia la lettura che ne faccio, ma d’impatto ho visto questa duplice chiave.
    Ad ogni modo.. ogni scrittore dovrebbe metterlo nel conto che non può regolare le emozioni o le impressioni di chi legge.
    Una volta scritte (o realizzate) le opere vivono di vita propria e .. tra l’altro anche uno stesso lettore vi può trovare perfino delle sfumature ancora diverse ogni volta.
    Ciao

  8. …infatti, i greci hanno detto tutto e in tanti campi restano insuperati…
    ps: come ho scritto anche da me la mia laurea è in giurisprudenza, la filosofia l’ho studiata al classico, e coltivata, con letture varie, saltuariamente in seguito…
    ciao Margot…

  9. non mi chiamo Alessandro, tranquilla. Non vorrei dare mai della strega ad una donna quindi ti dico che per me sei una Wicca, è più da gentiluomo :)
    Sei catartica perchè mentre ti leggo mi purifico ancora di più. E la rosa bianca sembro io, quella indifesa semplice fragile purezza che a volte è condanna ma che non cambierò mai.
    Damon.

  10. Damon:) spero tu non ti chiami Alessandro… se no penserai davvero che sono una strega

  11. Letizia,la tua versione cannibale non mi piace… l’algore della rosa bianca ha una passione in nuce potentissima, spiegarlo sarebbe troppo lungo…
    un cuore puro proprio perchè è puro sa vivere le passioni, un cuore che vive di false visioni della vita non è nè puro nè capace di vivere una passione.

  12. grazie Fruscio… sarei bugiarda se non dicessi che il tuo entusiasmo mi reca molto piacere, dando per scontata la tua sincerità di lettore, altro non avrebbe senso…

    il tuo accostamento alla catarsi aristotelica… non è scorretto per quanto riguarda la mia concezione dell’arte intesa come liberazione dagli affanni dell’anima in una partogenesi che alleggerisce e consola. L’effetto benefico di una lettura, di una musica, di un quadro, di un film lo viviamo tutti costantemente se poi le nostre emozioni e il nostro vissuto si incastrano “omeopaticamente” con ciò che leggiamo (limitiamoci a questo prodotto artistico che mi compete e a cui anche Aristotele faceva stretto riferimento) ci sembra quasi che esse si siano riversate in un altro luogo liberandoci del loro peso…
    lo stesso concetto di emulazione o mimesi, se preferisci, che Aristotele prospetta per la tragedia, si avvicina allo psicodramma di cui abbiamo già parlato.
    Ed è innegabile che il dolore, la sofferenza, il disagio interiore, sono i momenti in cui questa necessità di rispecchiarsi per evolversi è di estrema utilità e bisogno.
    E comunque,se ci pensi, gli antichi greci hanno già detto tutto:)
    Un caro saluto

  13. Sembra parte della mia vita… quella rosa bianca, poi, mi stringe il cuore.
    Sei catartica per me, lo sai?
    Damon.

  14. una rosa bianca su di un letto di petali rossi.. come un cuore gelido che si ciba delle passioni altrui.

    Oppure un cuore puro, nel mare delle passioni..

    La foto è bella
    Anche le emozioni che hai descritto sono molto intense.
    Un accostamento azzeccato :)
    ciao e complimenti ad entrambi

  15. Margot grazie per il valorizzante contesto offerto alla mia foto
    dal tuo spazio e dalle tue parole…
    sai decisamente descrivere e molto bene sensazioni ingarbugliate delle quali il lettore può sentirsi liberato,
    una scrittura la tua definibile quindi anche catartica nel senso usato da Aristotele nella sua Poetica..
    bravissima Margot, ancora complimenti…