header image
 

Haruki Murakami

Da Dance, dance, dance

di Haruki Murakami

“E’ strano ma ognuno di noi nella vita tocca un apice. Una volta raggiunto non può che scendere. E’ inevitabile. Nessuno sa però dove sia il proprio apice. La linea di confine può presentarsi all’improvviso, quando si crede di essere ancora al sicuro. Nessuno lo sa. Alcuni possono raggiungere quel culmine a dodici anni. Da quel momento in poi la loro vita scorrerà nel più monotono tran tran.
Alcuni continuano a salire fino alla morte.
C’è chi muore nel suo massimo splendore.
E’ impossibile conoscere il proprio destino
senza averlo percorso fino in fondo.”

~ di Margot on 16 Ottobre 2011.

23 Risposte to “Haruki Murakami”

  1. / smrecaiunte smeriglio e ti devo dire che e stata inaspettata la sua caduta uno come lui con un costanza incredibile ora e veramente dura anche perche e un altro stoner rispetto a gli anni precedenti

  2. sono proprio curioso di sapere cosa pensi della mia ultima..scritta a mente in 5 minuti al parco con non so quale canzone di sottofondo, nata come un momento mio, vissuta come sperimentazione personale, pubblicata solo per il piacere di ricevere un’opinione..brava la Adele, l’ultima mi ha cullato per un pò, come volessi essere quel piano

  3. ciao Alessandro, per quanto mi riguarda sì, diciamo che continua…
    ho visto da te una locandina di una manifestazione artistica a cui hai partecipato? come è andata?

  4. Grazie mille Margot…scusami ma leggo adesso, ormai il blog è un pò abbandonato..te come stai? continua l’onda positiva?

  5. ciao Letizia.. era un pò che non ci si incrociava

    sicuramente non c’è mai solo salita o solo discesa, l’apice però è un punto di arrivo indipendente da questo saliscendi..
    io parlo spesso di crescita interiore, è una cosa che mi sta a cuore, si può chiamare in tanti modi, anche ascesa spirituale, resta il fatto che è un’esigenza di vita per non rimanere sulla superficie…
    ci sono due maniere di invecchiare, sfiorire o contornarsi di luce (non mi riferisco all’aspetto fisico) la tensione all’apice appartiene al secondo modo.

  6. Non saprei Margot, sulla questione dell’apice, diciamo che è possibile (secondo me)
    Ma, spesso invece si attraversano delle fasi alterne. Da un picco si discende, poi.. ci si rialza raggiungendo vette altissime anche più delle precedenti. Difficilmente ho incontrato qualcuno che andasse solo in salita e poi insorabilmente in discesa.
    Però quest’ultimo concetto lo condivido in toto:
    “E’ impossibile conoscere il proprio destino
    senza averlo percorso fino in fondo.”
    In altre parole, lo scopriremo solo vivendo.
    Un saluto

  7. Mari….. spero che non vi ricordiate di me coi supertacchi sul pietrisco di bosa ):

    saluta l’ammiraglio, il marinaio e il mozzo….e sempre buona pesca

  8. ciao margot, divago un attimo dal tema per ricambiare con un abbraccio cumulativo, ricordiamo ogni tanto dei momenti e sempre ci scappa un sorriso, spero per te tutto bene.
    l’ideale sarebbe stare sempre all’apice, ma cosi l’apice diventerebbe una retta, magari ascendente!

  9. schivare i precipizi Mari? io credo che serva piuttosto cadervi per risalire veramente… ma è una questione di temperamento.

    di apici.. appunto

    non è che questo è bene o quello è male, bisogna saper trovare ciò che per ognuno è necessario.

    un abbraccio a te e a tutto il….gruppo ;)

  10. Stellasssaa…. non è che si può scendere sempre, ad un certo punto bisogna risalire!!!

    o vuoi percorrere le labirintiche costruzioni di Escher?

  11. mentre scrivevo mi è venuta in mente questa poesia di Fried, nella sua apprente sempicità esplica il mistero dell’amore relegandolo, giustamente, al suo mistero

    QUEL CHE E’
    è assurdo
    dice la ragione
    è quel che è
    dice l’amore

    E’ infelicità
    dice il calcolo
    non è altro che dolore
    dice la paura
    è vano
    dice il giudizio
    è quel che è
    dice l’amore

    è ridicolo
    dice l’orgoglio
    è avventato
    dice la prudenza
    è impossibile
    dice l’esperienza
    è quel che è
    dice l’amore

  12. Re… hai rischiato di farti prescrivere la pillola per la pressione!!

    l’amore è quello che è, forse dovremmo smettere di definirlo, forse sbaglaimo a pensare che si espanda seguendo uno schema ripetivo nella sua diversificazione… l’amore è una questione di incontri, può bruciare come un guizzo di fiamma, può intiepidire come cenere fumante o può scaldare di luce eterna se alimentato nel giusto modo…

    anyway l’apice di cui parla Murakami è una cosa che va aldilà dell’amore e aldilà delle singole vicissitudini, è comprensivo del nostro intero essere.

  13. inteso come dice redisaturno, condivido. momenti speciali sono come i picchi di un grafico, io vorrei la vita come la parte ascendente del grafico, non è così e penso che l’importante sia schivare i precipizi. o saperli risalire.

  14. a volte si comincia a scendere senza neanche sapere dove si doveva arrivare …. senza essere arrivati da nessuna parte … forse si può anche stare fermi

    ciao :)

  15. Raggiunsi l’apice del mio sorriso quando creai una scusa ad hoc per fare sesso l’ultima volta con mia moglie, forse era il 2000.
    Misi l’holter e gli dissi che quella sera dovevo fare una “prova da sforzo” per registrare su quella macchinetta i battiti, in accelerazione, del cuore. :D :D :D

    Per l’amore scrivo una mia massima che ho sulla barra laterale del mio blog….

    “Un fuoco di paglia è breve ma vivace,

    la fiamma raggiunge l’apice estremo nell’attimo in cui si spegne.

    L’amore è ancora più intenso ma…

    ancora più fallace.”

    L’apice è forse quella cosa che ti aspetti durante una giornata speciale.
    A mio avviso “l’apice” non è raro trovarlo. Io trovo una cosa simile ogni giorno nel vivere la mia vita con chi ho il piacere di stare e a fine giornata traggo quel succo che mi fa addormentare soddisfatto.
    Chiaramente non tutti giorni sono candidi e profumati, ci sono anche settimane nere o uggiose, e quindi quando riprendi poi a sorridere raggiungi quel “non so che” che ti fa stare bene.

    :)

  16. salire sempre Peppe…bisogna cominciare dal basso altrimenti no c’è la continuità necessaria.
    un saluto

  17. Raggiungere l’apice sul letto di morte, forse, è un po’ fastidio. Quando si scrive la parola fine si possono raccogliere i frutti… C’è bisogno, comunque, di fare ogni giorno meglio del giorno prima, di creare una scala verso l’apice, costruirla piano piano e con fatica… La cosa bella è che tutto è un’incognita, e ci si trova frastornati nel mezzo della tromba della scala, salire o scendere? Un saluto

  18. infatti, Mari, non è un percorso nella consapevolezza pur portando alla consapevolezza.

    ci sono volte che ci troviamo a smaniare per qualcosa che non capiamo, qualcosa che ci accomopagna costantemente e ci crea. allo stesso tempo, disagio e determinazione, una spinta interiore che si può acqueitare solo con il raggiungimento dell’apice.
    si può dire che non esiste pur esistendo

  19. Giordano… più che un punto di non ritorno è una meta agognata, una meta che reca con sè il cammino e la luce.
    è un’ansia di ricerca che arricchisce e isola al tempo stesso e, come ho detto nel commento a Nino, è estremamente soggettiva e ci si può sentire realizzati in ogni caso, pur non rimanendo una questione di mera realizzazione ma piuttosto un’evoluzione spirituale che si espande dentro di noi.

  20. sì, Nino, in effetti tragedia e commedia sono gli apici di una stessa piramide e come tutti gli opposti finiscono per coincidere.
    ma direi che lacrima e sorriso sono termini riduttivi per esplicare il concetto di Murakami
    l’apice non presuppone la felicità o la tristezza è qualcosa che se ne distacca e non può essere altrimenti in quanto questo grafico in crescente è il disegno stesso dell’esistenza individuale che, come tale, appartiene al singolo e si diversifica nel singolo.
    ad esso contribuiscono una serie di elementi, alcuni qualificabili, altri che restano misteriosi.
    non è un merito nè una colpa, raggiungerlo prima o dopo, ovvio che chi muore al massimo del suo splendore ha quella caratteristica divina che lo rende magnifico agli occhi

  21. per i greci antichi , se non erro ,
    commedia e tragedia
    racchiudono le strutture invalicabili
    della mente umana…
    l’ apice è forse in un sorriso
    o in una lacrima…

    Ciao Margot….

  22. non posso credere che io raggiunga un giorno quel punto di non ritorno. ma ciò non vale per molti idioti che sperperano la propria vita…

  23. un apice inconsapevole, che forse non esiste, anzi penso che non esista, perché nella vita non c’è un traguardo, e qualunque certezza è solo un momento in un percorso che passo passo propone nuovi obiettivi. la convinzione di essere arrivati può cristallizzarci in un angolo di mondo, in un istante di tempo e lasciarci lì, come fossili viventi, sazi di poco a perdere il meglio che la vita ci apparecchia.