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Come si fa una rivoluzione?

Come si fa una rivoluzione?

 

Ardua risposta oppure scontata, a seconda dei punti di vista.

Personalmente credo che una vera rivoluzione, che crei un equilibrio giusto, stabile e duraturo, si possa fare soltanto attraverso un radicale cambiamento della forma  mentis individuale che porti non solo al consolidamento del rispetto verso l’altro da sé ma anche una reale e concreta partecipazione al cambiamento, senza che esso venga demandato ad un leader o ad un gruppo.

 

Il bisogno di avere un “capo” è esso stesso un falso bisogno. La struttura sociale va puntellata come la catena del dna, ogni cellula deve apportare il suo patrimonio essenziale per la formazione dell’essere unico che si andrà componendo.

Ognuno per sua parte apporta il talento di cui dispone che è, non solo il massimo apporto di cui dispone, ma anche la realizzazione della sua caratteristica natale e, pertanto, uno sbocco naturale, creativo e produttivo, che non può che concretizzarsi in beneficio per sé e per gli altri.

 

Non sto parlando di omologazione, tutt’altro. Parlo di realizzazione individuale in un tessuto sociale favorevole alla crescita collettiva, dove il bisogno di prevaricazione viene automaticamente annullato da questa realizzazione.

Sono concetti semplici perché “naturali”, ed è proprio l’allontanamento dalla natura che ha portato

a questa involuzione collettiva ufficializzata dal potere a suo uso e consumo.

 

Io non ho bisogno di capi ma di Maestri. Ognuno può essere Maestro per ciò che sa naturalmente o che ha acquisito a sua volta da altri Maestri. Il codice genetico della sopravvivenza è proprio legato a questi mutamenti e aggiustamenti per una crescita benefica e interattiva.

 

Ora noi abbiamo cellule impazzite nel genoma collettivo. Cellule impazzite che sono diventate autolesioniste per sé stesse e per il sistema stessa. Cellule che non si rendono conto di corrodere e divorare con la loro macrocrescita innaturale, l’ambiente circostante.

La classe politica attuale, dai parlamentari alle sedi locali, è ormai in balia di queste cellule impazzite che li spingono a divorare senza essere mai sazi. Acquisiscono danaro e potere perpetuando una eredità al maleficio di cui non hanno consapevolezza e che tendono a giustificare come diritto acquisito e non come privilegio rubato per cui si sentono tutti innocenti se non benefattori..

Le loro menti riescono a partorire meccanismi legalizzati che stuprano quotidianamente chi persegue il proprio cammino naturale affamandolo e indebolendolo fino alla sopraffazione.

Il meccanismo ha una sua perversione intrinseca: si autogiustifica.

Non si sentono colpevoli, pur soggetti ad una coazione a ripetere parafilliaca che ha sostituito i loro talenti naturali, essi vivono come necessario ogni atto che porta  pinguedine rassicurante al loro ego corrotto e al loro conto in banca, il totem, il feticcio che idolatrano è la ricchezza fine a sé stessa e il potere che ne scaturisce che, a sua volta. È anche scaturigine.

 

Se si analizzano i provvedimenti messi in atto per la risoluzione del momento di crisi globale che si sta vivendo, salta all’occhio una quasi infantile strategia di “gioco” : occulto il prendere per me attraverso una azione di disturbo dove ti faccio credere che è necessario per il tuo futuro.

In questo modo arraffo e ti illudo tanto da inibire la tua reazione.

 

Oh tempora! Oh mores !

 

~ di Margot on 17 Ottobre 2012. Tagged: , , , , , , , ,

20 Risposte to “Come si fa una rivoluzione?”

  1. ciao Bluedream… una rivoluzione si fa quando le ingiustizie sono palesi e il disagio cresce..
    sul tuo assunto finale mi trovi d’accordo

  2. Un popolo si ribella in due casi: se è alla fame o se percepisce che la rivoluzione può riuscire. È evidente che il piatto di pasta, anche scondito, ce l’abbiamo tutti, e che la fiducia sulla riuscita, ma forse più sulle persone, è ridotta al lumicino. Altro punto, e concordo con Max, è la considerazione che fa Spinelli nel suo Manifesto di Ventotene: se a seguito di una rivoluzione si cola nuova lava in vecchi stampi il risultato finale non cambia. Buona giornata a tutti

  3. L’unica realizzabile…

  4. ciao Domenico :) della rivoluzione margottiana…conosci? :) stai bene?

  5. Di quale rivoluzione si parla…

  6. Non c’è rivoluzione risolutoria, essa può destabilizzare il passato ma certamente non porterà ad un futuro. Coloro che s’insedieranno al posto dei tiranni saranno a loro volta tiranni. E’ solo una questine di tempo. Comanda solo un Dio, il denaro. E “Samy” mi ha tolto le parole dalla tastiera, finchè ci sarà un piatto di pasta sulla tavola di quasi ognuno, non ci sarà rivoluzione. Quando mancherà anche la soddisfazione di una pancia piena allora sarà l’apocalisse e cadremo nell’oblio.

    :)

  7. WLAD@ l’impulso istintivo e la rabbia sono le spinte propulsive immediate che scaturiscono dal disagio e dall’ingiustizia sociale ma non sono sufficienti a garantire un reale cambiamento.
    tu citi la rivoluzione francese, ben detto, ma ti ricordi che fine hanno fatto Robespierre, Saint Just, Marat. Danton e company?
    sono passati un pò di anni e seppure l’uomo ripresenti certe caratteristiche distruttive, nonostante i moniti della storia, alcune cose si sono evolute e le potenzialità per arrivare ad una metamorfosi ci sono. :)

  8. bravo FERDINAND e devo dire bravi tutti, per che mi pare che la necessità di un approccio culturale frutto di una nuova visione, sia un passaggio agognato e necessario per tutti

  9. MAX@ si fa una rivoluzione quando non se ne può più.
    come tutti i cambiamenti radicali per mettersi in moto deve partire da una esasperazione massima del sistema.
    mi pare che sosteniamo entrambi la necessità di un cambiamento mentale iniziale che si propaghi poi su tutta la struttura umanitaria e di conseguenza nella società

  10. in sostanza, Giordi carissimo, concordi con il mio dire….
    e io concordo con la tua anarcolessia.

    p.s. il blog è stato solo accantonato, se devo scrivere di prosa qui mi viene meglio

  11. Mari.. leggiamo negli occhi dei figli ciò che anche noi siamo stati e ci siamo dimenticati di essere :)

  12. Antonio… sono come i zombie, più si cacciano più ritornano, non servono i forconi

  13. Come si fa una rivoluzione? Dalle poche info che posso avere, sono rare quelle pacifiche.
    Io suggerirei di farci prestare la Ghigliottina dai Francesi e fare ai nostri politici (TUTTI!) quello che i Francesi fecero ai loro nobili.

  14. io credo che la rivoluzione deve essere una cosa interiore.una realizazione che viene dal didentro.un autoconsapevolezza che trascende il mondo materiale.con questo cambiamento interiore si può poi cambiare il rapporto con gli altri ,e quindi migliorare la società.bisogna credere

  15. Si fa una rivoluzione per far trionfare un’idea, una dottrina, un sistema politico o sociale. Ma se un’idea non c’è si finisce ineluttabilmente a riprodurre gli stessi mali che si illudevano estirpare. Ecco perché alle rivoluzioni preferisco riforme radicali fatte con il cervello non con la pancia, per esempio Franklin Delano Roosevelt ha radicalmente cambiato il corso della storia economica dell’America degli anni trenta senza sparare un colpo con la New Deal. Aveva le idee chiare su cosa fare per far risollevare il suo paese dopo il grande crollo della borsa del 1929, cosa che non si può dire dei nostri leader politici.

  16. rispondo a Samy dandogli prima il benvenuto in questo spazio.
    Le cose che citi fanno parte dei falsi bisogni inculcati dalla società, ormai talmente radicati da diventare dei bisogni reali.
    del resto non è neanche giusto rinunciare alla tecnologia o a qualche piccolo piacere che gratifica, anche questa è una opinione indotta per colpelvolizzare (un pò come la religione) noi stessi bloccando o quanto meno limitando lo spirito di cambiamento.
    in ogni epoca il potere si è autoalimentato di sè stesso e ognuno, com dici giustamente, è facilmente corruttibile, ed è qui che dovrebbe innescarsi il cambiamento che io auspico con una sorta di ottimismo utopistico, per disancorare dalle logiche assassine che aviluppano il nostro sistema sociale.

  17. ma come?! riprendi a scrivere su questo blog (che immaginavo ormai chiuso) e non mi dici niente?!
    ovviamente sono piuttosto d’accordo con te, lo sai. solo non avrei usato la metafora delle “cellule impazzite”, perché tale allegoria implica quasi che ciò:
    1 potrebbe anche non avvenire
    2 non sia la regola
    3 riguardi pochissimi casi isolati
    quando invece sappiamo che è il contesto che, essendo marcio, genera i mostri. finché esisterà una cosa chiamata “potere”, ci sarà sempre una moltitudine (/maggioranza) di persone disposta a tutto pur di ottenerlo, fottendo di conseguenza gli altri, perché ogni cosa in più che si fregano la tolgono a tutti gli altri che non se la arraffano, in particolare ai più bisognosi. ed è per questo che i loro reati non sono “solo” ruberie di poco conto, ma crimini contro l’umanità che io punirei almeno con l’ergastolo…
    da ciò si evince che:
    1 la maggior parte delle persone, al loro posto, al posto delle cellule malate, farebbero esattamente come loro, poiché in pochi hanno maturato un’autocoscienza matura e adulta come la mia, giusto per fare un esempio ;-P
    2 solo depauperando il concetto di potere per magia verrà sciolto il nodo della corruzione e dell’ingiustizia nel mondo.
    Anarcolessia!

  18. una rivoluzione nasce dal basso non dal medio o alto popolo. qui in italia finche lo stomaco si riempirà con il panino tutto va bene, basta che ci sono i soldi per lo stadio va bene, ci si lamenta di tutto e dipiu però non ci si rinuncia allo stadio all’ipad, iphone, e altro.
    siamo sempre incazzati però non possiamo fare a meno di queste cose.
    iniziamo da noi stessi nella nostra vita quotidiana se non si riesce ad arrivare a fine mese ci si taglia alcune cose, ci si andava allo stadio non ci si va più (cazzo un biglietto minimo sono 20 euro non so se rendo l’idea), se al posto della macchina andiamo in bici (cosa che ho riscoperto da anni), non è più efficace, poi non capisco che senso ha avere un cellulare di ultimo modello per far che cosa??? far notare agli i cazzi propri (cosa che noto spesso in metropolitana), ci si parte da queste cose, innanzitutto da noi con le piccole cose e sottolineo PICCOLE, poi piano piano ci si può modificare uno stile di vita opposto al solito tran tran quotidiano.
    quelle persone che si lamentano continuamente di ciò che accade oggi sono i primi che stanno un pò bene e non gli manca nulla, anzi si lamentano perchè vogliono ancor di più.
    perchè in italia abbiamo di tutto e di piu e nonostante che abbiamo di tutto e di piu siamo sempre insoddisfatti e depressi.
    iniziamo dalla quotidianità a fare la rivoluzione, ognuno nel proprio focolare domestico, poi piano piano cresce il senso di cambiare qualcosa al di fuori del proprio cancello.
    mi fermo e ringrazio tutti coloro che hanno sopportato la mia dichiarazione.
    ciao.

  19. quando leggevo le tue argomentazioni mi suggerivano sempre nuove poesie, questa era già scritta, la lascio qui, e mi sembra il posto giusto per dire che a volte ci adagiamo sui compromessi, trascuriamo di denunciare, di correggere, dimentichiamo gli ideali. poi per fortuna ci scuotono i nostri figli, che vedono il mondo con altri occhi, pronti a scendere in piazza e a lottare, e a trascinarci con loro.

    E’ rimasta una scarpa da sola,
    triste metafora di vita senza compagna,
    una sola scarpa vuota e la strada deserta
    con un’eco di rumori lontani.
    Io non c’ero, io non so, chissà chi cammina scalzo, ora,
    chissà in quale cielo si fanno i conti tra alba e tramonto
    quali giorni si preparano, tra ricordi e domani.
    Vedo attraverso i tuoi occhi trasparenti
    il mondo che cerchi, il mondo che vuoi,
    dove è chiaro il senso delle parole
    e riesci subito a distinguere chi ruba e chi mente,
    dove non devi scavare tra giusto e sbagliato
    mentre si combatte una guerra con armi nuove
    e il futuro è solo un ricatto,
    dove non hai bisogno di affidarti sempre a qualcuno
    che ti ruba le mani e le scelte in cambio di una moneta.
    Quel mondo era il mio, quando scrivevo poesie bambine,
    poi smetti di scrivere e di sognare, sazio di piccole gioie,
    ma ti nascono figli di quello che sei
    che guardano con i tuoi occhi,
    pronti a scrivere nuove poesie,
    non posso lasciarti massacrare così.

  20. occorrerebbe cacciarli via con i forconi sul genere degli indignados spagnoli.