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Oceani e maree

Oceani e maree

Fissò l’angolo dei soprammobili sulla libreria. Non si era resa mai conto che tutto era messo in coppia: coppie di gatti, coppie di vasi, coppie di minuscoli cristalli, coppie di ogni cosa. Diadi avvicendate in un continuum ideale di complementarietà e completezza. Aveva inseguito l’amore per tutti i suoi anni,  (cominciavano ad essere tanti), alcune volte aveva pensato di averlo finalmente trovato, pochissime in verità, ma erano stati errori che le erano costati cari in quanto a sofferenza e disincanto.

Ora era lì che fissava le diadi immobili e perfette nel loro essere inanimate e si rendeva conto che era arrivata la stanchezza, lo sfinimento, era esausta e non aveva più voglia di cercare.

Giorno dopo giorno si sentiva inaridire, specchi le crepitavano dentro in un fragore di vetri rotti, specchi che riflettevano le sue passioni sgretolate. Specchi che rompendosi distruggevano l’incantesimo che l’aveva ottenebrata per tutta la sua vita, facendole credere che era lì, nell’evento amoroso, il posto del compimento e della realizzazione del suo essere.

Si sentiva come una terra desertificata.  Si rendeva conto che non riusciva ad amare più, che non aveva più voglia di elargire energie in un rapporto con un uomo.

Sì, si diceva, non era la prima volta che arrivava a questa conclusione, ma era come un cammino fatto di piccoli passi, una disintossicazione da una droga.

Anche il bisogno spasmodico di un sentimento può essere una droga. Cominciava a valutare la solitudine come uno stato benefico permanente del suo animo. La solitudine buona, quella foriera di crescita. La saggia tristezza delle canzoni di De Andrè l’accompagnava in questi suoi pensieri.

La fame le mordeva lo stomaco ma non aveva voglia di mangiare, né di alzarsi da quella postazione di vedetta interiore. Si era come seduta su una delle feritoie di Fontana. Stava lì, in bilico su quel taglio che la arroccava nello spazio bianco.

Lo spazio bianco può essere abitato da qualsiasi cosa. I tre tempi si mescolavano in un tempo superiore che li racchiudeva e li faceva interagire come se stessero svolgendosi realmente tutti insieme. Le sue vicende si arrovellavano e si appianavano prendendo significato. In questo significato l’Amore era come un miraggio. La sua anima lo vomitava in piccoli pezzi. Impaurita e bisognosa di farlo.

La paura… era quella che la bloccava allo strappo finale? Paura di cosa? Era rimasta ancora un’ombra scura che rifiutava di schiarirsi. Un’ombra che le ricadeva addosso ad ogni cedimento della corda che tirava con spasmi, spinta da una forza sconosciuta.

Aveva fame e sete.

In questi casi le prendeva sempre un desiderio di fumare, in realtà lei non fumava, ma in questi momenti le diventava necessario. Le volute di fumo l’abbracciavano con un calore misterioso e dolce, un calore che pareva arrivasse da un’altra dimensione.

Le coppie di soprammobili si sdoppiavano in una sequenza frattalica.

La fame, la sete, la voglia di fumare ebbero  il sopravvento. Necessità da acquietare per permettere al flusso dei pensieri di scorrere senza distrazioni.

Si accese una sigaretta alla rosa, morse un peperoncino e bevve un lungo sorso d’acqua. Il peperoncino le incendiò le papille come un orgasmo inaspettato. Per placare il bruciore addentò una fetta di pane e masticò lentamente. Bevve un altro sorso d’acqua, spense la sigaretta infastidita e tornò ad inseguire le sue riflessioni.

Era troppo intelligente per attribuire solo agli altri le sue incompiutezze e le sue fughe, d’altro canto non sapeva che colpe darsi. Il suo donarsi era graduale ma totale. I suoi sentimenti erano come ricami preziosi che si inanellavano sul corpo dell’uomo che amava. Ciò che la penalizzava, così almeno le sembrava, era la sua eccessiva sensibilità che la rendeva fragile talune volte. Da questa fragilità Melina scappava via come se essa potesse essere una debacle definitiva. Una appoltigliamento del suo essere che l’avrebbe fatta sentire una polpetta sanguinolenta, questa immagine pulp le strappò un sorriso stanco. Riusciva a vedere quasi sempre il lato comico delle cose e non disdegnava un’autoironia bilanciata e sagace che rendeva il tutto ancora più drammatico.

Faceva il funambolo sulla feritoia, cercando di riempire gli spazi bianchi, ma era assai difficile riuscire a farlo senza che l’immaginazione fervida che la caratterizzava, irrompesse, con le sue pennellate surreali a distorcere il reale in una pantomima da decodificare.

Dunque dove era rimasta…alla sua sensibilità devastante. Doveva scoprire se essa fosse un alibi o fosse realmente un punto di non ritorno del suo essere.

Il fatto era che non si vergognava affatto delle sue debolezze o dei suoi difetti. No.

La domanda che scaturiva prepotente e che poteva essere una svolta al dilemma, era il come si percepiva lei e come la percepivano gli altri. Forse la sua persona estroiettata aveva contorni diversi da quelli autentici. Non poteva essere…aveva fatto tanti progressi per non emergere disgregata agli occhi degli altri, ma nella sua complessa interezza.

Si chiedeva se la sua duttile empatia potesse provocare false aspettative, aspettative che lei non immaginava potessero nascere ma che di fatto nascevano. Così  come Il suo aspetto fisico, carnale e prorompente, che lei non faceva nulla per nascondere, provocava quella miriade di sguardi e desideri lascivi che a momenti la divertivano e a momenti la infastidivano grandemente.

L’amore vero deve provocare il bisogno di fedeltà, deve riuscire ad ammaliare tanto l’anima che il corpo. Questo credeva Melina. Il suo più grande traguardo era la ricongiunzione di questi due aspetti in un unico assetto strutturale. Una composizione fortificata.

Ma questa fortezza alla fine presentava sempre delle falle. La marea si affollava accanto alle falle con la sua forza d’urto trascinante e Melina veniva trainata nelle acque di un oceano profondo, blu cobalto, dove affondava e galleggiava, persa in sé stessa, desolatamente sola in tutta quella bellezza di fondale marino, remoto e inaccessibile.

 

dipinto di Lino Porrari

~ di Margot on 5 Novembre 2012. Tagged: , , ,

9 Risposte to “Oceani e maree”

  1. benarrivato in questo luogo Sirramiro ;) mi gratifica molto leggere di aver regalato emozioni con le mie parole, è il mio obiettivo più ambito.
    la ricerca dell’amore vero è una bisogno di tutti, chi dice di non sentire questo bisogno è perchè non lo ammette oppure lo ha malamente compensato con dei surrogati, privandosi di un evento tanto naturale quanto determinante, l’evento che rende la vita degna di essere vissuta.

  2. Buongiorno Margot, devo ringraziarti per gli innumerevoli sospiri nati dalla lettura del tuo racconto, sono stato avvolto da ogni tua parola e mi sembrava di provare quelle stesse emozioni, forse anche perchè la costante ricerca dell’amore è un tema a me caro, devo “bacchettare” fgem sulla sua richiesta di sintesi poichè quella “orrenda parola” che è sintesi non puè essere accostata all’espressione di un sentimento, poichè penso che anche dall’attimo ,che è l’estrema sintesi di un momento, può nascere un infinito racconto…… grazie ancora per le emozioni che mi hai donato!!!

  3. Giordi carissimo, la tua stima e il tuo affetto mi gratificano veramente tanto…in realtà non ho ancora autopubblicato per pura pigrizia; hai ragione che dovrei farlo, ora che ci sono i tablet l’ebook ha un futuro assicurato…lo farò dai prima o poi emi aspetto che tu mi legga come affermi neh!!! :)

    quando ero ragazzina e vedevo gli sceneggiati alla tv, mi chiedevo sempre come mai i protagonisti non riuscissero mai a vivere il loro amore fino in fondo, mi sembrava così stupido che ad ogni svolta la conclusione si deviasse…con gli anni ho lentamente capito che è quasi inevitabile.

    sì, è vero che gli altri ci percepiscono parziali, fa comodo smembrare per distruggere, ma noi abbiamo il dovere e il diritto di mostrarci per quelli che siamo in tutte le nostre angolazioni.
    un abbraccio :)

  4. ho letto con grande piacere e, anche qui, ti invito a… darne di più al mondo!
    l’amore che ama parimente anima e corpo in realtà è implicito che sia… semplicemente amore. ma esiste sempre un grosso conflitto tra ciò che siamo (o crediamo di essere) e ciò che gli altri percepiscono di noi… e questo conflitto probabilmente è insanabile. però, per l’appunto, il problema non si pone se è vero amore, perchè il vero amore se ne fotte dell’immagine, o meglio diciamo che si crea un’immagine tutta sua, un’immagine inscalfibile…
    ps: esiste qualche (altro) scrittore oltre te (che tu ne sappia) in grado di scrivere a questo livello circa questi temi? se c’è dimmelo, che me lo leggo!
    io cmq spererei di leggere te… perchè non autopubblichi un libro anche tu su Lulu (non costa nulla). così, chi volesse leggerti, potrebbe farlo…

  5. ciao fgem :) ben approdato in questo spazio
    la sintesi l’apprezzo molto anche io ma ci sono situazioni e momenti in cui non la trovo adatta, in un racconto intimista come questo trovo che sia necessario un ritmo lento e cadenzato, come, appunto, è il susseguirsi dei pensieri, per forza di cose articolato ed con una sorta di tratteggio che sfuma e riprende.

    vorrei che mi charissi, se ti va, ” la più pronta leggibilità” mi interessa molto come impatto di lettura
    :)
    M_

  6. efficace, avrei preferito una maggiore sintesi, a favore di una più pronta leggibilità

  7. non male, avrei preferito una maggiore sintesi, a favore di una più pronta leggibilità

  8. sagge parole Re ;)

  9. Leggo e penso che non ci sono principi azzurri o principesse rosa, ma questo lo scrivo ora quasi a mezza vita, ci sono momenti dove l’infatuazione ti fa perdere il cuore tra i colori dell’arcobaleno, e sono momenti da vivere intensamente e poi chissà. Se una persona ha perso il tempo per cercare il partner della vita, e non è riuscita nell’intento, l’importante che abbia vissuto almeno quei momenti magici e potenti, e quei ricordi, almeno, possono compensare la solitudine interiore dell’oggi.

    :)