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Omaggio a Billie Holyday… Lady Day, la nera rosa di velluto

L’etimologia della parola Jazz non ha una origine certa. Mi

piace pensare che sia quella sostenuta dal grande Dizzy Gillespie,

che ritengo la più affascinante e probabile, e cioè che venga dalla

parola africana “jasi” che vuol dire “vivere ad un ritmo accelerato”.

Il jazz è un linguaggio musicale estremamente emozionale che

richiede però anche una grande capacità tecnica poichè nasce dall’improvvisazione basata sulla varietà ritmica e sul fraseggio,

su giri armonici e splendide melodie. Ed è per questo che se ne

può rimanere totalmente coinvolti oppure completamente indifferenti.

Personalmente amo particolarmen il jazz definito cool, quello affermatosi tra gli anni 40 e 50

Una musica che riesce a creare atmosfere rarefatte che fanno diventare romantico pure un porcospino.

Le note impregnano l’aria come una ineffabile carezza, una sorta di liquido ambrato che invade l’anima. La musica riesce ad annullare ogni contesto ambientale, si enuclea una simbiosi percettiva capace di bucare l’orecchio più profano e refrattario.

Ci sono stati momenti storici,( non certo quello contemporaneo, dove l’arte è associata ad introiti economici prestabiliti) in cui gli artisti si portavano dietro una sorta di maledizione che li costringeva ad una caduta libera dentro alla prostrazione più bieca dello spirito e del corpo ed erano sostanzialmente poveri, con una vissuto di sofferenza interiore risultato quasi sempre da situazioni famigliari drammatiche, spesso dediti all’alcool  e alla droga.

Come in molte epoche è stato, l’essere donna, anche in questo contesto, era un’aggravante del mix maledetto di cui sopra.

Billie Holliday, era donna ed era nera… non suonava nessuno strumento, ma aveva una voce che era musica pura. Musica torbida e rasposa, grunge e vellutata al tempo stesso.

La vita difficile, (genitori minorenni al momento della nascita, padre assente, violenza carnale in età adolescdenziale, prostituzione, alcol e droghe) non le ha inibito la testarda determinazione  di voler cantare, l’unica cosa che sapeva fare.

Donna bellissima, quando si esibiva, con gli occhi tristi e persi nelle note, era capace di creare una suggestione fortissima.

Una densa cortina di passione adombrata da una luce flou che  rendeva morbido e fatale l’attimo.

Ascolto le sue canzoni quando sono triste e la tristezza trasmuta in malinconia rasserenante.

Una specie di dolce veleno a cui abbandonarsi con piacere e immaginare di ballare ceek to ceek  with The Man sussurandogli all’orecchio… io sono pazza a desiderarti

 

~ di Margot on 14 Novembre 2012. Tagged: , , , , , ,

3 Risposte to “Omaggio a Billie Holyday… Lady Day, la nera rosa di velluto”

  1. Diciamo che musicalmente parlando ancora arrivo al jazz, ne sono talmente distante che se posso lo evito. E questa cosa era la diatriba quotidiana quando lavoravo in radio. Avevo un fonico e un redattore appassionati di jazz, e mi rompevano le balle perchè nel programma non inserivo qualcosa di quel genere, devo dire che avevano anche quindici anni più di me e suonavano in “orchestine” arrangiate dove il clarinetto faceva da padrone. Forse potrei ascoltare, senza stufarmi, i cantanti più famosi con i brani più famosi apprezzandoli, però, totalmente. Per il resto è solo noia. Sono ancora un tipo dalle orecchie dance, house, latino, senza disdegnare la classica. Questa donna, comunque, lo ascoltata molto tempo fa su you tube e devo dire che rientra in quelle voci mitiche che lasciano il segno.

    :)

  2. Benny Goodman “And the Angels Sing”….

  3. il jazz mi piaciucchia (ma non sono per nulla un esperto). e trovo che la sera mi rassereni molto. se ho problemi ad addormentarmi, lo metto su e cado stecchito! :-)