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Prendere coscienza dell’impossibilità: dormire, forse sognare…dimenticare

Una delle caratteristiche giovanili è sognare con la certezza di realizzare, quanto  meno l’aspirazione concreta alla realizzazione, con l’età non sfumano i sogni ma le certezze.

Si prende coscienza che l’età delle possibilità è scorsa e rimangono i sogni come proiezioni ardite di un senso si insoddisfazione e di irrealizzazione.

Oh! Certo, spesso alcune delle cose sognate si sono realizzate, ma stranamente, sono sempre troppo poche rispetto a quelle che giacciono ancora nei fantomatici cassetti.

Si comincia a delineare un confine insormontabile, ogni giorno più massiccio, tra quello che si desidera e quello che si può ottenere.

Le reazioni che si scatenano possono incanalarsi su due strade… la rassegnazione e l’adattamento oppure la rabbia e l’ostinazione.

In entrambe le situazioni ci sono pro e contro.

Rassegnandosi si accantona il passato, lo si sfoglia come un vecchio libro letto e quando lo si chiude, si abbraccia ciò che ci circonda  cercando di adattarlo addosso a ciò che siamo diventati, ma così si rischi di invecchiare prima del tempo, perché a volte ciò comporta la rinuncia ad un futuro.

Covare la rabbia alimenta il fuoco dell’insoddisfazione e della conseguente frustrazione ma ci fa sentire ancora vivi e pronti a combattere per ciò che non abbiamo ancora raggiunto.

Per quanto mi riguarda alterno le due cose e cerco di prendere il meglio di ognuno in modo tale da poter formare un substrato solido che mi sostenga nella delusione e, allo stesso tempo, conservare qualche brandello onirico salvato dal vento furioso della vita.

Ma nonostante questo, la tentazione di guardare indietro è forte, e quando lo si fa, si comincia a viaggiare sulla malinconia.  Errore fatale voltarsi a guardare. Orfeo perse Euridice perché cedette all’impulso di voltarsi, noi perdiamo noi stessi e rischiamo di compromettere il presente. Ogni accadimento ha avuto un contesto di perché che ci siamo dimenticati mentre ora noi facciamo scivolare il vissuto ricordando solo i nostri errori, addolorandoci di non aver agito diversamente, come se veramente avessimo potuto agire diversamente in quel momento, momento che ora ci raggiunge  come un riflesso di specchio deformato.

Non amo i bilanci, non li faccio mai. Ma ora credo sia arrivato il momento dello spartiacque. Ce l’ho, ce l’ho… mi manca. Abbandonare il mi_manca per una prossima vita e non tentare di barattarlo con due ce_l’ho

Forse è ora che io prenda coscienza che non potrò ballare il tango di Roxanne.

~ di Margot on 17 Dicembre 2012. Tagged: , , , , , , ,

12 Risposte to “Prendere coscienza dell’impossibilità: dormire, forse sognare…dimenticare”

  1. benapprodata :)

  2. che piacevole lettura. grazie

  3. il cambiamento fa parte di ogni cosa, sogni compresi..e noi siamo interezza di una infinita serie di modifiche
    un saluto a.

  4. ciao.se penso al passato, ero diversa da ora.i sogni che avevo allora non sono più i sogni di ora.sono cambiata e ho cresciuto anche i sogni che ho.che realizzo nelle mie giornate.ci provo.mi si dice che in fondo non si cambia mai.credo sia vero.forse al posto del verbo cambiare dovrei direcrescere.maturare.raccogliere nuove esperienze.ciò conta nel nostro dentro.lo fa diventare qualcosa dinuovo.e con esso anche gli obiettivi che si pone.piccoli e costanti.in avanti.non sempre ho avuto gli stessi compagni di viaggio.anche quelli sono cambiati talvolta.ho accettato le loro scelte e le mie le ho sentite emergere.ora ho sogni?sì.il viaggio.le parole.la chitarra.sono i sogni di nni fa.nella matrice sì.nella forma, sono diventati a misura più mia.mi illumina l’idea che l’unicità del percorso sia l’ombra chiara della propria anima che si lascia toccare dalla vita, dalle cose, dagli ideali, dalle promesse, dalle delusioni, dai dolori, dalle felicità, dall’amore, dall’indifferenza e dal fatto del tutto relativo dei gusti personali.ognuno nelle proprie forme.io sono i miei sogni.anche senza certezza di realizzarli.essi mi formano e essi mi fanno muovere.come l’onda.come la sabbia al vento. come il ramo da cui cade il frutto.nuove immagini.nuovi eventi.grazie un bacio a

  5. buon natale, cara margot! ♥
    non ti dico di vederci perchè non sto messo troppo bene…

    ps: delizioso il tango di sottofondo!

  6. il senso del continuum è il file rouge che ci accompagna, il nostro filo d’Arianna nei labirinti della vita
    follia o sogno…labile confine che è lecito superare
    Buon Natale di nouvo, Mari carissima…sì, l’amiciazia è un sentimento e non necessariamente un evento

  7. il tuo contributo ai miei post non solo è gradito ma spesso ulteriore spunto di riflessione e chiarimento .. sei sempre il benvenuto tra le mie parole, ciò che hai scritto non è una novità per me, ti vedo pienamente nel contesto che hai descritto e condivido ogni passaggio
    Buon Natale , Giordi…siamo amici e ne sono davvero contenta

    p.s. sono a Roma…ma che caos!!! ogni volta che vengo me ne scappo via inorridita

  8. evviva l’acqua…l’acqua vivifica e disseta, rende vividi i sogni
    buon natale Rex :)

  9. Io vivo il presente correggendo anche gli errori del passato, e guardo al futuro lanciando ancora sogni. Hai detto una nobile frase, “con l’età non sfumano i sogni, ma le certezze”, però scrivi anche che pur pensando di non poter fare quasi più delle cose, bisogna ancora combattere per cercare di farle. E’ giusto, guai se ci facessimo prendere solo ed esclusivamente dalla realtà, saremmo sicuramente più aridi, e io ho acqua da donare e ricevere.

    :)

  10. Bene. Con questo tuo post mi hai messo di buonumore. E sai perché? Perché a me non succede più di fare bilanci, guardarmi indietro, pensare a errori passati, a come sarebbe potuto essere, ai sogni che non si sono realizzati, ecc. E questo credo perché sostanzialmente mi accontento di quel poco/tanto che ho. Non ho più né voglia né tempo di farmi fottere dai rimpianti. Io sono diventato quello che volevo essere e i miei pochi (rilevanti) errori passati sono ormai prescritti. E comunque se ho fatto soffrire qualcuno che non avrei dovuto far soffrire, sono sicuro che quel qualcuno (se davvero è una persona fatta per bene) ormai mi ha perdonato, comprendendo la mia vera essenza.
    Qualcuno potrebbe ritenere che il mio in definitiva sia solo un trucco, il trucco di abbassare la soglia delle mie aspettative. Ma modestamente io non lo credo. Crescere non vuol dire bellamente invecchiare, ma evolversi. E io l’ho fatto. Mentre conosco persone che non sono cambiate di una virgola (né mai lo faranno) da quando sono piccole (e dico questo con una connotazione negativa). L’evoluzione è necessaria perché… si nasce egocentrici, possessivi, in una parola, fortemente imperfetti.
    Perché ti dico tutto questo? Non è per vantarmi, ma per dare il mio contributo ai tuoi sogni e ai tuoi bilanci. Sperando di influenzarli allo stesso modo di come fu per me… E anche se so molto poco della tua vita precedente sono convinto che non sia così male come in certi momenti potresti pensare. Così forse devi imparare solo a vedere le cose da un altro punto di vista… :-)
    Mi sembra di avertelo già detto… Da adolescente, essendo molto insoddisfatto di me, in certi periodi andavo in crisi, e mi chiudevo in casa ad ascoltare i pink floyd cercando di ritrovare il filo della mia anima… Poi, un giorno sono cresciuto e se sono andato in crisi non è stato certo per quello…

  11. non penso il passato altro da me, io sono il mio passato, io sono il seguito di un passato di sognatrice, quando il sogno non era altro che il prefigurarsi una realtà ideale in antitesi a quella quotidiana, non una fuga, piuttosto un semplice adattamento alla realtà quando non avevo ancora armi adeguate per affrontarla e cambiarla.
    ora plasmo la mia realtà intorno a me, consapevole dell’inevitabile, non ho più sogni perchè non ne ho bisogno, non riesco ad immaginare qualcosa che non sia potenzialmente reale, ed è più che un sogno costruire istante per istante il mio mondo con me dentro.
    lo dico io : pura follia, non è forse un sogno?

  12. Shakespeare, William – Monologo di Amleto

    Essere o non essere, questo è il problema.
    Se sia più nobile sopportare
    le percosse e le ingiurie di una sorte atroce,
    oppure prendere le armi contro un mare di guai
    e, combattendo, annientarli.
    Morire, dormire.
    Niente altro.
    E dire che col sonno mettiamo fine
    al dolore del cuore e ai mille colpi
    che la natura della carne ha ereditato
    È un epilogo da desiderarsi devotamente.
    Morire, dormire.
    Dormire, forse sognare: ah, c’é l’ostacolo,
    perchè in quel sogno di morte
    il pensiero dei sogni che possano venire,
    quando ci saremo staccati dal tumulto della vita,
    ci rende esitanti.
    Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo
    le ingiurie degli oppressori, le insolenze dei superbi,
    le ferite dell’amore disprezzato,
    le lungaggini della legge, l’arroganza dei burocrati
    e i calci che i giusti e i mansueti
    ricevono dagli indegni.
    Qualora si potesse far stornare il conto con un semplice pugnale,
    chi vorrebbe portare dei pesi
    per gemere e sudare
    sotto il carico di una vita logorante
    se la paura di qualche cosa dopo la morte,
    il paese inesplorato dal quale nessun viandante ritorna,
    non frenasse la nostra volontà,
    facendoci preferire i mali che sopportiamo
    ad altri che non conosciamo?
    Così la coscienza ci fa tutti vili
    e così il colore innato della risolutezza,
    lo si rovina con una squallida gettata di pensiero
    e le imprese d’alto grado e il momento,
    proprio per questo, cambiano il loro corso
    e perdono persino il loro nome di azioni